Mondiali 2014 – Puntata n.4

SECONDO TURNO

BRASILE – MESSICO
Alla vigilia di Brasile – Messico sono ancora gli arbitri troppo casalinghi a tenere banco, ma Scolari non ci sta: “I direttori di gara non sbagliano solo nelle nostre partite”, ha dichiarato, commentando il rigore per il Brasile fischiato in Messico – Camerun. L’assenza di Hulk per infortunio non lo preoccupa: “Posso scegliere il suo sostituto a occhi chiusi”. Come fa col resto della formazione.
Il tecnico messicano Herrera sottolinea invece come “Le piccole squadre non sono così piccole e le grandi non sono così grandi”. Dopo aver battuto il Camerun si è convinto che le dimensioni non contino. L’allenatore esclude una marcatura individuale per Neymar: “È l’unico forte che hanno, marcheremo tutti solo lui”. Il difensore messicano Layun si mostra sicuro: “Paura è qualcosa che non esiste nel nostro dizionario”. A volte è positivo avercelo di sole 50 parole.

La gara è più equilibrata del previsto. Il Brasile cerca di fare la partita, ma il Messico si rende pericoloso, anche se con tiri da lontano e senza avvicinarsi alla porta di Julio Cesar, convinto che in entrambe le aree possa essere assegnato un rigore ai padroni di casa. I verdeoro, incapaci di sviluppare un gioco convincente, ci provano soprattutto su palle da fermo, facendo però iniziare a roteare quelle dei tifosi. Tutti i tentativi si infrangono sul portiere Ochoa, svincolato dall’Ajaccio e senza contratto, che decide di farsi un po’ di pubblicità in mondovisione con almeno 3 interventi strepitosi, in particolare riuscendo a respingere un pericolosissimo colpo di testa di Neymar, nonostante il pallone fosse viscido per il gel.

A fine partita i microfoni sono tutti per il protagonista Ochoa: “Ho fatto il match della vita. Sono automunito, militesente e disposto a trasferirmi. Chiamare ore pasti, no perditempo”.
Finisce dunque 0 a 0, ma Scolari dichiara di aver visto una buona partita. Ci si accontenta più facilmente, se non si è dovuto pagare il biglietto. L’allenatore di casa respinge le critiche di chi vede nella sua nazionale un cantiere aperto: “Il vecchio che guardava era solo Julio Cesar”.

 

CROAZIA – CAMERUN
Le squadre sconfitte al primo turno si scontrano per mantenere qualche possibilità di qualificazione (in caso di improvviso decesso di tutti i giocatori di una delle altre due). Il Camerun deve rinunciare a Samuel Eto’o per un infortunio, che i maligni sussurrano essere un problema alla prostata, ma schiera comunque 3 punte, perché vallo a trovare un buon difensore da quelle parti. La Croazia invece ritrova il bomber Mandzukic e si schiera con il 4-2-3-1 tanto caro a mister Kovac, in ricordo delle sue pagelle scolastiche.

Dopo soli 11 minuti il veterano Olic (nel senso di esperto, non perché è stato in guerra: per certe nazionali la precisazione è d’obbligo) porta in vantaggio la nazionale europea. La frustrazione dei camerunensi è tutta nel folle gesto di Song: al 40° tira un pugno sulla schiena a Mandzukic e si fa mandare dall’arbitro sotto la doccia, dove è convinto di poter fare provare la stessa frustrazione ai croati. Sotto di un uomo e di un goal, il Camerun crolla e subisce altre 3 reti nella ripresa, per il definitivo 4 a 0 che vuol dire eliminazione. Nel finale, da segnalare il plateale litigio in campo tra i camerunensi Assou-Ekotto e Mutandjou, irritati per essersi accorti di avere lo stesso vestito.

 

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Published in: on agosto 25, 2014 at 10:59 am  Lascia un commento  
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Mondiali 2014 – Puntata n.3

LE PARTITE

PRIMO TURNO

BRASILE – CROAZIA

Brasile – Croazia è la partita di apertura del mondiale. I padroni di casa sono i grandi favoriti, ma la Croazia non parte battuta: “Non parcheggeremo l’autobus davanti alla porta”, ha dichiarato il C.T. Kovac, dopo aver consultato il regolamento. L’allenatore croato ha affermato di non essere disposto ad alzare bandiera bianca. Teme che i Serbi lo interpretino come un segno di resa e gli prendano la casa. Kovac dichiara di puntare sull’esperienza dei suoi giocatori. Anche perché lui è allenatore da circa un quarto d’ora.

Dal canto suo Scolari ostenta sicurezza, paragonando la sua nazionale a quella che vinse i Mondiali nel 2002 e beccandosi per questo una denuncia da Ronaldo e compagni. In conferenza stampa Neymar dice di non pensare agli obiettivi personali: “Voglio solo vincere la Coppa, ed essere perfettamente pettinato nelle foto della premiazione”.

Problemi in attacco per le due squadre: la Croazia deve rinunciare a Mandzukic squalificato, per il Brasile Fred è in perfette condizioni. Ma il giocatore implacabile sotto porta i verdeoro ce l’hanno dall’altra parte del campo: è Marcelo, che dopo 11 minuti infila nella propria porta un cross di Olic, affrettandosi a precisare che, nonostante la maglia gialla, non è colombiano. I padroni di casa però non si perdono d’animo e raggiungono il pareggio al ventinovesimo, grazie ad un tiro dalla distanza di Neymar, sul quale Pletikosa si mostra poco reattivo: il portiere croato, infatti, stava ancora finendo di cantare l’inno.

Nella ripresa l’imprevedibilità del gioco brasiliano ha la meglio: mentre tutti si aspettano la simulazione di Neymar, è invece Fred a gettarsi in area di rigore, ingannando l’arbitro, il nipponico Nishimura, e procurandosi il rigore, per la doppietta del suo giovane compagno di squadra. Il tuffo di Fred è parso evidente a tutti tranne che al giapponese, ma a me pare evidente pure che il pesce vada cotto. La Croazia si riversa in avanti, ma al 91° a chiudere la gara ci pensa Oscar, sotto gli occhi di un Leonardo di Caprio in tribuna, voglioso di vederne finalmente uno da vicino.

A fine gara l’episodio che ha cambiato la partita è visto diversamente dai due tecnici. Scolari si dice convinto che quello fosse rigore. Ma pensa anche che Fred sia un centravanti. Kovac dichiara invece che se è così, è meglio andare a casa. Ma tanto deve aspettare solo altre due partite.

MESSICO – CAMERUN

Alla vigilia dell’esordio mondiale, il tecnico messicano Herrera si mostra spavaldo: “Abbiamo la squadra per vincere il mondiale”. Credo intendesse “Noi di lingua spagnola”.

L’avvicinamento al torneo è stato molto più complicato per il Camerun. I giocatori avevano minacciato lo sciopero in caso non avessero ricevuto in anticipo i premi in denaro per la partecipazione. Alla fine si è giunti ad un compromesso con la Federazione: i calciatori hanno ricevuto subito il 6% dei premi, in cambio hanno deciso di giocare, ma di fare cagare. Alla vigilia della prima gara l’allenatore dei leoni indomabili si dichiara felice per la risoluzione della questione premi: “L’importante è che non siano legati al rendimento”. Finke sottolinea poi come siano passati i tempi in cui le squadre africane erano fisico e corsa. Gli Europei si sono portati via pure quelli.

La partita si svolge sotto un diluvio tale che i giocatori entrano in campo a due a due. Travolta dalle polemiche per il rigore assegnato al Brasile il giorno prima, la classe arbitrale mette subito le cose in chiaro: annulla due goal regolari al Messico, per dimostrare che non sbaglia solo a favore dei padroni di casa, ma è incapace in generale. Ma quando ormai un commando di messicani armati di cibi piccanti si stava organizzando per la vendetta, a salvare il direttore di gara ci pensa il goal di Peralta, che consegna al Messico una gara dominata per lunghi tratti.

La vittoria permette al mister Herrera di dare poca importanza agli errori: “E non sono nemmeno sicuro che la madre dell’arbitro faccia il lavoro che gridavo durante la partita”. L’allenatore tedesco del Camerun non concede ai suoi giocatori l’alibi della pioggia. Avrebbero dovuto sceglierselo italiano. Che poi lamentarsi del temporale quando il tuo miglior giocatore gioca a Londra sarebbe stato poco credibile.

Published in: on agosto 8, 2014 at 5:27 pm  Lascia un commento  
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Mondiali 2014 – Puntata n.2

GIRONE A

LE SQUADRE

MESSICO

Qualificazioni
Arrivato quarto nel girone finale CONCAF, il Messico si è qualificato dopo lo spareggio con la Nuova Zelanda, segnando un discusso goal durante l’esecuzione della Haka da parte degli avversari.

Allenatore e convocati
Miguel Herrera:

fu nominato allenatore a tempo determinato della Nazionale messicana per le due sfide con la Nuova Zelanda, in modo che la Federazione potesse risparmiare sui contributi. È stato il quarto allenatore nel giro di un mese ma, assunto nella settimana giusta, ha ritirato lo stipendio di tutti e 4. Dopo la vittoria nel playoff la panchina gli fu confermata e gli fu concesso perfino di sedersi ogni tanto.

Il fantasista Luis Montes si è rotto tibia e perone in un’amichevole premondiale, infortunio che gli ha precluso la partecipazione al torneo. Il giocatore non si è perso d’animo fino a quando gli hanno fatto notare che era esattamente come Montolivo. Da lì la decisione di ritirarsi, riciclandosi nel ruolo di Gringo nella pubblicità della carne Montana.

La stella
Javier Hernandez:

è un attaccante veloce e dinamico. Firmò il suo primo contratto da professionista col Chivas, credendo si trattasse del famoso Whiskey. Nel 2010 fu acquistato per 6 milioni di sterline dal Manchester United, che ancora cercava modi per buttare i soldi presi l’anno prima per la cessione di Ronaldo. Si è trattato del primo messicano nella storia del club, almeno a quanto il proprietario americano Glazer garantì all’ufficio immigrazione. Avendo per 3 anni cercato invano di insegnargli i movimenti offensivi, dopo più di 20 stagioni alla guida dei Red Devils Sir Alex Ferguson decise di lasciare.
Nei Mondiali del 2010 fu nominato giocatore più rapido del torneo, essendo di capace di arrivare alla velocità di 32 km/h per sfuggire ai tifosi inferociti.
Suo padre era detto Chichero (pisello) per il colore dei suoi occhi, lui invece è soprannominato Chicharito (pisellino). E ha gli occhi castani.

CAMERUN

Qualificazioni

Il Camerun ha vinto il proprio girone di qualificazione contro Libia, RD del Congo e Togo, nonostante le difficoltà dovuti ai continui cambi di nome, governo e capitale delle sue avversarie. Avendo sconfitto la Tunisia nel decisivo playoff, diede avvio all’autunno calcistico arabo. Detiene il record tra i paesi africani con 7 partecipazioni ai Mondiali. Ma per ora non è mai riuscito a qualificarsi per gli Europei.

Allenatore e convocati
Volker Finke:

ex giocatore tedesco che si è ritrovato ad allenare il Camerun credendo che quando gli avevano parlato di colonia tedesca intendessero la squadra della città renana.

Nelle sue convocazioni ha escluso a sorpresa Gaetan Bong, temendo problemi con l’antidoping, oltre a Jean-Armel Kana Biyik e Guy-Rolland Ndy Assembè, perché proprio non gli rimanevano in mente i nomi.

La stella
Samuel Eto’o:

Straordinario attaccante nato nel 1981, non è ancora chiaro se avanti o dopo Cristo.
Ha sempre giocato da punta centrale, tranne con Mourinho che gli chiese di sacrificarsi in fascia, con anche il compito di difendere e di dirgli che era il miglior allenatore del mondo tutte le volte che passava davanti alla panchina.
Detiene il record di Palloni d’oro africani conquistati (4), di goal segnati in Coppa d’Africa (18) e batte la maggior parte degli stati del continente quanto a Pil.
E’ l’unico giocatore al mondo ad aver ottenuto per due volte il triplete. E con due showgirls diverse.
Dopo aver vinto tutto con Barcellona e Inter, si trasferì all’Azni in Russia, dove per 20,5 milioni di euro l’anno si fece andare bene anche pareggi e sconfitte. “Vado all’Azni non per i soldi, ma per il progetto”. Di fare un sacco di soldi. Si è presentato al mondiale da svincolato. Sperando di essere ingaggiato da una ricca nazionale.

Published in: on agosto 4, 2014 at 12:47 pm  Lascia un commento  
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MONDIALI 2014 – Puntata n.1

GIRONE A

LE SQUADRE

BRASILE

Qualificazioni
Il Brasile si è qualificato ai Mondiali 2014 grazie all’assegnazione dell’organizzazione dell’evento al Paese. Riuscì a spuntarla durante una drammatica votazione finale, grazie anche al fatto di essere l’unico candidato rimasto.

Allenatore e convocati
Luis Felipe Scolari:

terminata una carriera da giocatore di scarso livello, fedele al motto “Chi non sa fare, insegna”, decise di allenare, rinunciando ad una promettente carriera da sosia di Gene Hackman. Dopo le prime esperienze in Brasile, nel 1989 si spostò in Kuwait, dove già l’anno successivo ottenne la guida della nazionale, con cui vinse a marzo la Coppa delle Nazioni del Golfo, sconfiggendo in finale Sorrento. “Facile per gli stranieri baffuti imporsi in quel Paese”, dovette pensare Saddam Hussein il 2 agosto, comandandone l’invasione.

Chiamato ad allenare il Brasile, lo condusse alla vittoria nei Mondiali del 2002, approfittando dell’unico mese senza infortuni nella carriera di Ronaldo. Dopo il trionfo, firmò un contratto come allenatore della nazionale portoghese, in seguito a una rapidissima trattativa: “Voi ce l’avete un Ronaldo?” “Sì” “Allora ok”. Agli Europei casalinghi del 2004 fu però sconfitto in finale dalla Grecia, che divenne campione d’Europa, suscitando le ire dei Tedeschi. Nonostante questo precedente, il Brasile ha deciso di affidargli la panchina della nazionale per i Mondiali di casa. Scolari ha accettato di buon grado, salvo poi scoprire che il Fenomeno si è ormai ritirato da tempo.

Le convocazioni dell’allenatore brasiliano hanno fatto parecchio discutere per quanto riguarda l’attacco. Come aveva fatto nel 2002 con l’esperto Romario, l’allenatore verdeoro ha deciso di lasciare a casa Robinho, Kakà e Ronaldinho. Il problema è che al posto di Ronaldo, questa volta ha Jo e Bernard. Voci di corridoio sostengono che i nomi degli attaccanti siano stati scelti dopo numerose birre durante una partita di Strip Indovina Chi.

Le stelle
Neymar:

giocatore del 1992, è considerato uno dei migliori talenti nel calcio e nel trampolino da 1 e 3 metri. Riesce spesso a creare superiorità numerica saltando l’uomo o facendolo espellere anche se incolpevole. Pelé in persona ha dichiarato: “Lui può diventare più forte di me. Basta che non mi rompete più le palle con ‘sta storia di Maradona”.
Fin da adolescente ebbe i fari dei media puntati addosso, il che gli diede molti problemi con la masturbazione. Forse è per questo che divenne padre giovanissimo, a 19 anni.
Si capì subito che sarebbe diventato un campione: già quando era undicenne sfoggiava una capigliatura del cazzo. A 14 anni svolse un convincente provino col Real Madrid, che però non se la sentì di acquistare un calciatore che costava meno di 50 milioni di euro.
Fece dunque le fortune del Santos prima in campo, poi in banca, quando nel 2013 fu acquistato dal Barcellona ufficialmente per 57 milioni di euro, anche se un’indagine della magistratura spagnola mira a dimostrare che quella del giocatore non fu l’unica cresta presente nella vicenda.

David Luiz:

David Luiz Moreira Marinho, più semplicemente Belli Capelli, è un difensore centrale che può essere schierato anche a centrocampo, riuscendo ugualmente a fare segnare le punte avversarie. Dotato di gran senso della posizione, si metterà davanti a voi al cinema, impedendovi di vedere lo schermo. Nel 2011 il Chelsea lo acquistò per 20 milioni di euro più Matic, distruggendo per sempre l’autostima di quest’ultimo. La squadra londinese lo ha ceduto al Psg poco prima dei mondiali per 62 milioni di euro, collocandosi subito dietro Totò e la Fontana di Trevi nella classifica delle truffe più clamorose della storia. Si tratta della cifra più alta mai pagata per un difensore, se si esclude Berlusconi con Ghedini. Il giocatore detiene anche il record di tentativi falliti di uccidere Bart Simpson.

CROAZIA

Qualificazioni
La Croazia è giunta seconda in un girone che comprendeva anche Serbia e Macedonia e che per questo è stato arbitrato dai Caschi Blu dell’Onu. È stata costretta ad un playoff contro l’Islanda, pareggiando senza reti fuori casa (nessuna stone superò la linea di porta, nonostante il frenetico movimento delle scope sul ghiaccio) e vincendo 2 a 0 in casa.

Allenatore e convocati
Nico Kovac:

il c.t. croato nacque a Berlino Ovest, dove i genitori si erano spostati per godere di un clima con meno divisioni rispetto all’ex Jugoslavia. La sua carriera calcistica si concluse al Salisburgo, dove fu allenato da Trapattoni, da cui imparò l’eloquenza necessaria per guidare un gruppo. È l’allenatore più giovane del mondiale, ma a chi gli rinfaccia la poca esperienza replica “Gnè gnè gnè”. Un sondaggio di Sportmediaset l’ha eletto mister più sexy del torneo. E chiedeva solo se fosse meglio il 442 o il 4231.

Tra i convocati ci sono tre giocatori che militano in Italia, tra cui Mateo Kovacic, considerato un vero e proprio fenomeno finché un tragico evento non ne ha arrestato la crescita: l’approdo all’Inter.
Tra gli altri merita una menzione Edoardo da Silva, attaccante brasiliano naturalizzato (come se il Brasile si potesse permettere di regalare attaccanti alle altre nazionali), salito agli onori delle cronache nel 2008, quando un difensore del Birmingham gli colpì tibia e perone così violentemente che non solo si ruppero, ma vennero parati dal portiere avversario.

Le stelle
Mario Mandzukic:

è un attaccante potente e forte di testa, generoso, continuo, prolifico. È evidente che l’unica cosa in comune con Balotelli sia il nome. Nel 2007 passò da una squadra di Zagabria all’altra, provocando una nuova guerra civile. Con 3 reti fu capocannoniere di Euro 2012, insieme ad altri 5 attaccanti e un paio di maldestri difensori. Dopo aver vinto tutto col Bayern Monaco è recentemente passato all’Atletico Madrid, per sostituire Diego Costa, che ha cambiato casacca. Per lo stesso motivo sarebbe stato contattato anche dal Brasile.

Luka Modric:

nato nel 1985, ebbe un’infanzia difficile, a causa della guerra nei Balcani e della famosa canzone di Susan Vega. Iniziò a giocare durante il conflitto, il che contribuì a fargli sviluppare quei rapidi, improvvisi e continui cambi di direzione. A 18 anni fu mandato a giocare nel campionato bosniaco, una sorta di rito di passaggio per diventare uomo. “Se qualcuno è in grado di giocare nel campionato bosniaco può giocare ovunque”, ha dichiarato, leggendo la dedica sul gesso fatta da uno stopper avversario. Nel 2005 firmò con la Dinamo Zagabria un contratto per ben 10 anni, con l’opzione sui primogeniti della famiglia fino alla quarta generazione.
Nel 2012 fu acquistato dal Real Madrid per 42 milioni di Euro quando, per errore, Florentino Perez dimenticò la giacca con gli spiccioli nella sede del Tottenham.

Published in: on luglio 29, 2014 at 6:42 pm  Lascia un commento  
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Favole e incubi

Il calcio a volte regala delle favole meravigliose. Scorrendo i convocati dell’Ucraina, leggendo Shevchenko il primo pensiero è stato: ma è già così grande il figlio di Andriy? E invece no, è proprio l’ex giocatore del Milan.

Di lui si erano perse le tracce da quando il Chelsea, dopo averlo pagato a peso d’oro, lo scaricò a causa delle sue prestazioni scadenti. Non è più stato quello del Milan, da cui, ricordiamolo, se ne andrò con la peggiore scusa della storia del calcio: “Vado a Londra perché voglio che mio figlio impari l’inglese”. Certo, soprattutto la parola “pounds”.

Comunque, tornato in patria a finire la carriera, ecco che viene convocato per gli europei di casa da Blokhin, sessantenne allenatore dell’Ucraina, forse per non essere il più anziano del gruppo. E cosa succede? Di nuovo con addosso gli occhi del mondo, Shevchenko, nemmeno fossimo in un film di Romero, sfodera una prestazione di grande livello, impreziosita dai due goal che ribaltano il vantaggio iniziale di colui che ora è il mito dei suoi ex tifosi, Zlatan Ibrahimovic (sempre che mentre scrivevo questa frase non abbia cambiato squadra). Il vecchio Andriy per una sera torna l’idolo di un tempo, diventa l’eroe capace di portare in piazza il popolo ucraino. Tanto che il governo già lo guarda con sospetto.

Ma ovviamente non sono queste le storie che ci interessano. Al contrario, il calcio è pieno di situazioni in cui è il momento di dimostrare di essere l’uomo giusto al momento giusto, in cui sembra che la concatenazione degli eventi porti dritto al trionfo, ma che si risolvono invece con miserabili fallimenti. Frugando nella memoria, me ne sono venuti in mente subito due.

Il primo è un fatto di dieci anni fa, che mi è rimasto particolarmente impresso. Ottavi di finale di Coppa Uefa 2001-2002, il Milan, dopo aver sconfitto il Roda 1 a 0 in trasferta, è praticamente certo della qualificazione. Ma a San Siro la piccola squadra olandese tiene bene il campo e riesce addirittura a passare in vantaggio nel secondo tempo. Si va ai supplementari, ma la situazione non cambia: si avvicinano i calci di rigore. L’allenatore olandese allora si gioca il jolly, il trentaseienne Van der Luer, nella squadra da più di dieci anni, eroe di mille battaglie, “Detto Mister rigori”, annuncia con enfasi il commentatore (è questo il fatto che rende l’episodio per me indimenticabile). Non credo debba aggiungere molto. Si arriva al quinto rigore ancora in perfetta parità, Van der Luer si porta sul dischetto e spara la palla in curva. Umiliazione delle umiliazioni: il rigore decisivo per il Milan sarà segnato, udite udite, addirittura da Cosmin Contra.

minuto 5.20

Il secondo episodio è molto più recente, del marzo di quest’anno. Coppa di Germania: il Greuther Furth, squadra di seconda divisione, sta difendendo con i denti il pareggio contro i vincitori dell’ultimo scudetto, il Borussia Dortmund, per giocarsela ai rigori. Perché la squadra ha un asso nella manica: Jasmin Fejzic, venticinquenne di quasi due metri, portiere di riserva specializzato nel neutralizzare i penalty avversari. È il 118°, è giunto il momento del suo ingresso in campo. Ma in quei due minuti finali succede l’imponderabile: un centrocampista del Borussia calcia, la palla colpisce il palo, ma la buona sorte è solo apparente: la palla rimbalza sulla schiena del povero Fejzic e finisce in rete, infrangendo il sogno suo e della squadra di passare il turno contro i campioni.

Published in: on giugno 12, 2012 at 9:16 pm  Comments (2)  
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Un nostalgico a Milano

Viaggio a Milano per Benedetto XVI. Ma Mourinho smentisce ci sia una trattativa per il suo ritorno.

“Il paradiso dovrebbe essere simile alla mia gioventù”. Nemmeno quello riguarda il tuo futuro.

Per l’arrivo del Papa sigillati i tombini. Ma dubito la ghisa per lui sia abbastanza di valore.

Davanti alle autorità, Ratzinger ha definito preziosa la collaborazione dello Stato con la Chiesa. Mica come con l’altro maggiordomo.

Formigoni: “Sua Santità mi ha detto parole straordinarie”. Sì, basta pentirsi in punto di morte.

La Scala venerdì sera ha accolto il Pontefice. Come pericolosità è stato posto tra il sesto e il settimo grado.

(Il Papa alla Scala. Gli animalisti: “Inaccettabile provocazione”)

Sabato San Siro è stato invaso dai pellegrini. Si teme la scomunica del campo.

Il Papa sul terreno del Meazza: “Che strani questi due crocifissi bianchi”.

Benedetto XVI ha accettato con gioia sia la maglia dell’Inter che quella del Milan. E in tre giorni a Milano è costato come un anno di Ibrahimovic.

“La famiglia deve essere fondata sul matrimonio. E la difesa sul libero staccato”.

Ratzinger ha poi attraversato Piazza Duomo tra lo sventolio di fazzoletti bianchi: “Italiani arrendono sempre subito”.

In fondo alla piazza le parole del Papa arrivavano attutite e i pellegrini stentavano a capirle. Si era attivato il parental control.

Un uomo vestito da inquisitore ha iniziato a dire frasi sconnesse, ma è stato subito bloccato e allontanato. Sull’episodio indaga l’antitrust.

Lungo applauso per una famiglia di Cento. Poi la Zanicchi ha fatto partire il coro.

(quando si sono allontanati dal Pontefice erano di 99,2)

In un’edicola, Playboy accanto a Famiglia Cristiana con la foto del Papa. Del resto entrambi invitano alla procreazione.

Benedetto XVI è infine arrivato all’aeroporto di Bresso con la Papamobile. “Mi credete adesso?”

Nell’attesa, gli animatori per i bambini si sono inventati la “haka del pellegrino”. O almeno è quello che hanno detto agli agenti.

Il Pontefice ha parlato davanti ad un milione di persone: “La domenica è il giorno del riposo. Cazzo ci fate qua?”

(“La domenica è il giorno del riposo”. Accolte le rivendicazioni sindacali dei sacerdoti)

Il Papa: “La Chiesa è vicina ai separati”. Vuole la sua parte di alimenti.

Mons. Georg ha portato un bambino a Ratzinger. Che ha chiesto subito il test del dna.

Il bimbo, però, sulla Papamobile si è messo a piangere. Insospettito dai ribaltabili.

La Chiesa ha annunciato che darà 500 mila euro alle vittime del terremoto. Dio ha optato per la constatazione amichevole.

Spinoza. Una risata vi disseppellirà.

Sabato 14 maggio, alle 15, al Salone del Libro di Torino, presenteremo in anteprima SPINOZA. UNA RISATA VI DISSEPPELLIRÀ, secondo atto della saga di Spinoza, contenente 2.500 nuovissime e ferocissime battute – in gran parte inedite – su cronaca, politica e attualità.

Sarà presente, al completo o quasi, lo staff di Spinoza, insieme a una guest star d’eccezione: Maurizio Milani.

Ci troverete allo Spazio autori A, nel padiglione 2, in fondo a destra (non fate battute). Seguiranno aperitivo, sbevazzate e bagordi vari presso lo stand di Aliberti Editore (padiglione 3, stand T80).

Chi non potrà venire a Torino, potrà trovare il libro nelle peggiori librerie di Caracas dal 26 maggio.

Eccovi la copertina:

Maradona

La federazione argentina ha deciso di non rinnovare il contratto a Maradona. Nonostante lui, euforico, si dicesse sicuro di vincere i prossimi europei.

Published in: on luglio 29, 2010 at 12:06 am  Lascia un commento  

Cassano

Cassano: «Senza Carolina a quest’ora ero in galera». Senza condizionale.

Italiani

Bersani alla manifestazione del Pd: “Ho in mente un’altra Italia”. Si sa, siamo tutti ct.