Favole e incubi

Il calcio a volte regala delle favole meravigliose. Scorrendo i convocati dell’Ucraina, leggendo Shevchenko il primo pensiero è stato: ma è già così grande il figlio di Andriy? E invece no, è proprio l’ex giocatore del Milan.

Di lui si erano perse le tracce da quando il Chelsea, dopo averlo pagato a peso d’oro, lo scaricò a causa delle sue prestazioni scadenti. Non è più stato quello del Milan, da cui, ricordiamolo, se ne andrò con la peggiore scusa della storia del calcio: “Vado a Londra perché voglio che mio figlio impari l’inglese”. Certo, soprattutto la parola “pounds”.

Comunque, tornato in patria a finire la carriera, ecco che viene convocato per gli europei di casa da Blokhin, sessantenne allenatore dell’Ucraina, forse per non essere il più anziano del gruppo. E cosa succede? Di nuovo con addosso gli occhi del mondo, Shevchenko, nemmeno fossimo in un film di Romero, sfodera una prestazione di grande livello, impreziosita dai due goal che ribaltano il vantaggio iniziale di colui che ora è il mito dei suoi ex tifosi, Zlatan Ibrahimovic (sempre che mentre scrivevo questa frase non abbia cambiato squadra). Il vecchio Andriy per una sera torna l’idolo di un tempo, diventa l’eroe capace di portare in piazza il popolo ucraino. Tanto che il governo già lo guarda con sospetto.

Ma ovviamente non sono queste le storie che ci interessano. Al contrario, il calcio è pieno di situazioni in cui è il momento di dimostrare di essere l’uomo giusto al momento giusto, in cui sembra che la concatenazione degli eventi porti dritto al trionfo, ma che si risolvono invece con miserabili fallimenti. Frugando nella memoria, me ne sono venuti in mente subito due.

Il primo è un fatto di dieci anni fa, che mi è rimasto particolarmente impresso. Ottavi di finale di Coppa Uefa 2001-2002, il Milan, dopo aver sconfitto il Roda 1 a 0 in trasferta, è praticamente certo della qualificazione. Ma a San Siro la piccola squadra olandese tiene bene il campo e riesce addirittura a passare in vantaggio nel secondo tempo. Si va ai supplementari, ma la situazione non cambia: si avvicinano i calci di rigore. L’allenatore olandese allora si gioca il jolly, il trentaseienne Van der Luer, nella squadra da più di dieci anni, eroe di mille battaglie, “Detto Mister rigori”, annuncia con enfasi il commentatore (è questo il fatto che rende l’episodio per me indimenticabile). Non credo debba aggiungere molto. Si arriva al quinto rigore ancora in perfetta parità, Van der Luer si porta sul dischetto e spara la palla in curva. Umiliazione delle umiliazioni: il rigore decisivo per il Milan sarà segnato, udite udite, addirittura da Cosmin Contra.

minuto 5.20

Il secondo episodio è molto più recente, del marzo di quest’anno. Coppa di Germania: il Greuther Furth, squadra di seconda divisione, sta difendendo con i denti il pareggio contro i vincitori dell’ultimo scudetto, il Borussia Dortmund, per giocarsela ai rigori. Perché la squadra ha un asso nella manica: Jasmin Fejzic, venticinquenne di quasi due metri, portiere di riserva specializzato nel neutralizzare i penalty avversari. È il 118°, è giunto il momento del suo ingresso in campo. Ma in quei due minuti finali succede l’imponderabile: un centrocampista del Borussia calcia, la palla colpisce il palo, ma la buona sorte è solo apparente: la palla rimbalza sulla schiena del povero Fejzic e finisce in rete, infrangendo il sogno suo e della squadra di passare il turno contro i campioni.

Published in: on giugno 12, 2012 at 9:16 PM  Comments (2)  
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Un nostalgico a Milano

Viaggio a Milano per Benedetto XVI. Ma Mourinho smentisce ci sia una trattativa per il suo ritorno.

“Il paradiso dovrebbe essere simile alla mia gioventù”. Nemmeno quello riguarda il tuo futuro.

Per l’arrivo del Papa sigillati i tombini. Ma dubito la ghisa per lui sia abbastanza di valore.

Davanti alle autorità, Ratzinger ha definito preziosa la collaborazione dello Stato con la Chiesa. Mica come con l’altro maggiordomo.

Formigoni: “Sua Santità mi ha detto parole straordinarie”. Sì, basta pentirsi in punto di morte.

La Scala venerdì sera ha accolto il Pontefice. Come pericolosità è stato posto tra il sesto e il settimo grado.

(Il Papa alla Scala. Gli animalisti: “Inaccettabile provocazione”)

Sabato San Siro è stato invaso dai pellegrini. Si teme la scomunica del campo.

Il Papa sul terreno del Meazza: “Che strani questi due crocifissi bianchi”.

Benedetto XVI ha accettato con gioia sia la maglia dell’Inter che quella del Milan. E in tre giorni a Milano è costato come un anno di Ibrahimovic.

“La famiglia deve essere fondata sul matrimonio. E la difesa sul libero staccato”.

Ratzinger ha poi attraversato Piazza Duomo tra lo sventolio di fazzoletti bianchi: “Italiani arrendono sempre subito”.

In fondo alla piazza le parole del Papa arrivavano attutite e i pellegrini stentavano a capirle. Si era attivato il parental control.

Un uomo vestito da inquisitore ha iniziato a dire frasi sconnesse, ma è stato subito bloccato e allontanato. Sull’episodio indaga l’antitrust.

Lungo applauso per una famiglia di Cento. Poi la Zanicchi ha fatto partire il coro.

(quando si sono allontanati dal Pontefice erano di 99,2)

In un’edicola, Playboy accanto a Famiglia Cristiana con la foto del Papa. Del resto entrambi invitano alla procreazione.

Benedetto XVI è infine arrivato all’aeroporto di Bresso con la Papamobile. “Mi credete adesso?”

Nell’attesa, gli animatori per i bambini si sono inventati la “haka del pellegrino”. O almeno è quello che hanno detto agli agenti.

Il Pontefice ha parlato davanti ad un milione di persone: “La domenica è il giorno del riposo. Cazzo ci fate qua?”

(“La domenica è il giorno del riposo”. Accolte le rivendicazioni sindacali dei sacerdoti)

Il Papa: “La Chiesa è vicina ai separati”. Vuole la sua parte di alimenti.

Mons. Georg ha portato un bambino a Ratzinger. Che ha chiesto subito il test del dna.

Il bimbo, però, sulla Papamobile si è messo a piangere. Insospettito dai ribaltabili.

La Chiesa ha annunciato che darà 500 mila euro alle vittime del terremoto. Dio ha optato per la constatazione amichevole.

Tutto come previsto

Tutto secondo le previsioni nella partita Inter – Barcellona di Champions League: Ibrahimovic non ha segnato.

Published in: on settembre 17, 2009 at 7:24 PM  Comments (4)  
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Nuove esperienze

Zlatan Ibrahimovic ha dichiarato che, dopo cinque anni in Italia, ha voglia di un’esperienza nuova. Potrebbe segnare un goal decisivo in Champions…

Il tallone di Zlatan

Ranieri ha in mente un’arma invincibile per fermare Ibrahimovic nella sfida contro l’inter, decisiva per le residue speranze delle Juve di vincere lo scudetto: prima della partita, farà risuonare allo stadio la musica della Champions League.