Mondiali 2014 – Puntata n.3

LE PARTITE

PRIMO TURNO

BRASILE – CROAZIA

Brasile – Croazia è la partita di apertura del mondiale. I padroni di casa sono i grandi favoriti, ma la Croazia non parte battuta: “Non parcheggeremo l’autobus davanti alla porta”, ha dichiarato il C.T. Kovac, dopo aver consultato il regolamento. L’allenatore croato ha affermato di non essere disposto ad alzare bandiera bianca. Teme che i Serbi lo interpretino come un segno di resa e gli prendano la casa. Kovac dichiara di puntare sull’esperienza dei suoi giocatori. Anche perché lui è allenatore da circa un quarto d’ora.

Dal canto suo Scolari ostenta sicurezza, paragonando la sua nazionale a quella che vinse i Mondiali nel 2002 e beccandosi per questo una denuncia da Ronaldo e compagni. In conferenza stampa Neymar dice di non pensare agli obiettivi personali: “Voglio solo vincere la Coppa, ed essere perfettamente pettinato nelle foto della premiazione”.

Problemi in attacco per le due squadre: la Croazia deve rinunciare a Mandzukic squalificato, per il Brasile Fred è in perfette condizioni. Ma il giocatore implacabile sotto porta i verdeoro ce l’hanno dall’altra parte del campo: è Marcelo, che dopo 11 minuti infila nella propria porta un cross di Olic, affrettandosi a precisare che, nonostante la maglia gialla, non è colombiano. I padroni di casa però non si perdono d’animo e raggiungono il pareggio al ventinovesimo, grazie ad un tiro dalla distanza di Neymar, sul quale Pletikosa si mostra poco reattivo: il portiere croato, infatti, stava ancora finendo di cantare l’inno.

Nella ripresa l’imprevedibilità del gioco brasiliano ha la meglio: mentre tutti si aspettano la simulazione di Neymar, è invece Fred a gettarsi in area di rigore, ingannando l’arbitro, il nipponico Nishimura, e procurandosi il rigore, per la doppietta del suo giovane compagno di squadra. Il tuffo di Fred è parso evidente a tutti tranne che al giapponese, ma a me pare evidente pure che il pesce vada cotto. La Croazia si riversa in avanti, ma al 91° a chiudere la gara ci pensa Oscar, sotto gli occhi di un Leonardo di Caprio in tribuna, voglioso di vederne finalmente uno da vicino.

A fine gara l’episodio che ha cambiato la partita è visto diversamente dai due tecnici. Scolari si dice convinto che quello fosse rigore. Ma pensa anche che Fred sia un centravanti. Kovac dichiara invece che se è così, è meglio andare a casa. Ma tanto deve aspettare solo altre due partite.

MESSICO – CAMERUN

Alla vigilia dell’esordio mondiale, il tecnico messicano Herrera si mostra spavaldo: “Abbiamo la squadra per vincere il mondiale”. Credo intendesse “Noi di lingua spagnola”.

L’avvicinamento al torneo è stato molto più complicato per il Camerun. I giocatori avevano minacciato lo sciopero in caso non avessero ricevuto in anticipo i premi in denaro per la partecipazione. Alla fine si è giunti ad un compromesso con la Federazione: i calciatori hanno ricevuto subito il 6% dei premi, in cambio hanno deciso di giocare, ma di fare cagare. Alla vigilia della prima gara l’allenatore dei leoni indomabili si dichiara felice per la risoluzione della questione premi: “L’importante è che non siano legati al rendimento”. Finke sottolinea poi come siano passati i tempi in cui le squadre africane erano fisico e corsa. Gli Europei si sono portati via pure quelli.

La partita si svolge sotto un diluvio tale che i giocatori entrano in campo a due a due. Travolta dalle polemiche per il rigore assegnato al Brasile il giorno prima, la classe arbitrale mette subito le cose in chiaro: annulla due goal regolari al Messico, per dimostrare che non sbaglia solo a favore dei padroni di casa, ma è incapace in generale. Ma quando ormai un commando di messicani armati di cibi piccanti si stava organizzando per la vendetta, a salvare il direttore di gara ci pensa il goal di Peralta, che consegna al Messico una gara dominata per lunghi tratti.

La vittoria permette al mister Herrera di dare poca importanza agli errori: “E non sono nemmeno sicuro che la madre dell’arbitro faccia il lavoro che gridavo durante la partita”. L’allenatore tedesco del Camerun non concede ai suoi giocatori l’alibi della pioggia. Avrebbero dovuto sceglierselo italiano. Che poi lamentarsi del temporale quando il tuo miglior giocatore gioca a Londra sarebbe stato poco credibile.

Published in: on agosto 8, 2014 at 5:27 pm  Lascia un commento  
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Mondiali 2014 – Puntata n.2

GIRONE A

LE SQUADRE

MESSICO

Qualificazioni
Arrivato quarto nel girone finale CONCAF, il Messico si è qualificato dopo lo spareggio con la Nuova Zelanda, segnando un discusso goal durante l’esecuzione della Haka da parte degli avversari.

Allenatore e convocati
Miguel Herrera:

fu nominato allenatore a tempo determinato della Nazionale messicana per le due sfide con la Nuova Zelanda, in modo che la Federazione potesse risparmiare sui contributi. È stato il quarto allenatore nel giro di un mese ma, assunto nella settimana giusta, ha ritirato lo stipendio di tutti e 4. Dopo la vittoria nel playoff la panchina gli fu confermata e gli fu concesso perfino di sedersi ogni tanto.

Il fantasista Luis Montes si è rotto tibia e perone in un’amichevole premondiale, infortunio che gli ha precluso la partecipazione al torneo. Il giocatore non si è perso d’animo fino a quando gli hanno fatto notare che era esattamente come Montolivo. Da lì la decisione di ritirarsi, riciclandosi nel ruolo di Gringo nella pubblicità della carne Montana.

La stella
Javier Hernandez:

è un attaccante veloce e dinamico. Firmò il suo primo contratto da professionista col Chivas, credendo si trattasse del famoso Whiskey. Nel 2010 fu acquistato per 6 milioni di sterline dal Manchester United, che ancora cercava modi per buttare i soldi presi l’anno prima per la cessione di Ronaldo. Si è trattato del primo messicano nella storia del club, almeno a quanto il proprietario americano Glazer garantì all’ufficio immigrazione. Avendo per 3 anni cercato invano di insegnargli i movimenti offensivi, dopo più di 20 stagioni alla guida dei Red Devils Sir Alex Ferguson decise di lasciare.
Nei Mondiali del 2010 fu nominato giocatore più rapido del torneo, essendo di capace di arrivare alla velocità di 32 km/h per sfuggire ai tifosi inferociti.
Suo padre era detto Chichero (pisello) per il colore dei suoi occhi, lui invece è soprannominato Chicharito (pisellino). E ha gli occhi castani.

CAMERUN

Qualificazioni

Il Camerun ha vinto il proprio girone di qualificazione contro Libia, RD del Congo e Togo, nonostante le difficoltà dovuti ai continui cambi di nome, governo e capitale delle sue avversarie. Avendo sconfitto la Tunisia nel decisivo playoff, diede avvio all’autunno calcistico arabo. Detiene il record tra i paesi africani con 7 partecipazioni ai Mondiali. Ma per ora non è mai riuscito a qualificarsi per gli Europei.

Allenatore e convocati
Volker Finke:

ex giocatore tedesco che si è ritrovato ad allenare il Camerun credendo che quando gli avevano parlato di colonia tedesca intendessero la squadra della città renana.

Nelle sue convocazioni ha escluso a sorpresa Gaetan Bong, temendo problemi con l’antidoping, oltre a Jean-Armel Kana Biyik e Guy-Rolland Ndy Assembè, perché proprio non gli rimanevano in mente i nomi.

La stella
Samuel Eto’o:

Straordinario attaccante nato nel 1981, non è ancora chiaro se avanti o dopo Cristo.
Ha sempre giocato da punta centrale, tranne con Mourinho che gli chiese di sacrificarsi in fascia, con anche il compito di difendere e di dirgli che era il miglior allenatore del mondo tutte le volte che passava davanti alla panchina.
Detiene il record di Palloni d’oro africani conquistati (4), di goal segnati in Coppa d’Africa (18) e batte la maggior parte degli stati del continente quanto a Pil.
E’ l’unico giocatore al mondo ad aver ottenuto per due volte il triplete. E con due showgirls diverse.
Dopo aver vinto tutto con Barcellona e Inter, si trasferì all’Azni in Russia, dove per 20,5 milioni di euro l’anno si fece andare bene anche pareggi e sconfitte. “Vado all’Azni non per i soldi, ma per il progetto”. Di fare un sacco di soldi. Si è presentato al mondiale da svincolato. Sperando di essere ingaggiato da una ricca nazionale.

Published in: on agosto 4, 2014 at 12:47 pm  Lascia un commento  
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MONDIALI 2014 – Puntata n.1

GIRONE A

LE SQUADRE

BRASILE

Qualificazioni
Il Brasile si è qualificato ai Mondiali 2014 grazie all’assegnazione dell’organizzazione dell’evento al Paese. Riuscì a spuntarla durante una drammatica votazione finale, grazie anche al fatto di essere l’unico candidato rimasto.

Allenatore e convocati
Luis Felipe Scolari:

terminata una carriera da giocatore di scarso livello, fedele al motto “Chi non sa fare, insegna”, decise di allenare, rinunciando ad una promettente carriera da sosia di Gene Hackman. Dopo le prime esperienze in Brasile, nel 1989 si spostò in Kuwait, dove già l’anno successivo ottenne la guida della nazionale, con cui vinse a marzo la Coppa delle Nazioni del Golfo, sconfiggendo in finale Sorrento. “Facile per gli stranieri baffuti imporsi in quel Paese”, dovette pensare Saddam Hussein il 2 agosto, comandandone l’invasione.

Chiamato ad allenare il Brasile, lo condusse alla vittoria nei Mondiali del 2002, approfittando dell’unico mese senza infortuni nella carriera di Ronaldo. Dopo il trionfo, firmò un contratto come allenatore della nazionale portoghese, in seguito a una rapidissima trattativa: “Voi ce l’avete un Ronaldo?” “Sì” “Allora ok”. Agli Europei casalinghi del 2004 fu però sconfitto in finale dalla Grecia, che divenne campione d’Europa, suscitando le ire dei Tedeschi. Nonostante questo precedente, il Brasile ha deciso di affidargli la panchina della nazionale per i Mondiali di casa. Scolari ha accettato di buon grado, salvo poi scoprire che il Fenomeno si è ormai ritirato da tempo.

Le convocazioni dell’allenatore brasiliano hanno fatto parecchio discutere per quanto riguarda l’attacco. Come aveva fatto nel 2002 con l’esperto Romario, l’allenatore verdeoro ha deciso di lasciare a casa Robinho, Kakà e Ronaldinho. Il problema è che al posto di Ronaldo, questa volta ha Jo e Bernard. Voci di corridoio sostengono che i nomi degli attaccanti siano stati scelti dopo numerose birre durante una partita di Strip Indovina Chi.

Le stelle
Neymar:

giocatore del 1992, è considerato uno dei migliori talenti nel calcio e nel trampolino da 1 e 3 metri. Riesce spesso a creare superiorità numerica saltando l’uomo o facendolo espellere anche se incolpevole. Pelé in persona ha dichiarato: “Lui può diventare più forte di me. Basta che non mi rompete più le palle con ‘sta storia di Maradona”.
Fin da adolescente ebbe i fari dei media puntati addosso, il che gli diede molti problemi con la masturbazione. Forse è per questo che divenne padre giovanissimo, a 19 anni.
Si capì subito che sarebbe diventato un campione: già quando era undicenne sfoggiava una capigliatura del cazzo. A 14 anni svolse un convincente provino col Real Madrid, che però non se la sentì di acquistare un calciatore che costava meno di 50 milioni di euro.
Fece dunque le fortune del Santos prima in campo, poi in banca, quando nel 2013 fu acquistato dal Barcellona ufficialmente per 57 milioni di euro, anche se un’indagine della magistratura spagnola mira a dimostrare che quella del giocatore non fu l’unica cresta presente nella vicenda.

David Luiz:

David Luiz Moreira Marinho, più semplicemente Belli Capelli, è un difensore centrale che può essere schierato anche a centrocampo, riuscendo ugualmente a fare segnare le punte avversarie. Dotato di gran senso della posizione, si metterà davanti a voi al cinema, impedendovi di vedere lo schermo. Nel 2011 il Chelsea lo acquistò per 20 milioni di euro più Matic, distruggendo per sempre l’autostima di quest’ultimo. La squadra londinese lo ha ceduto al Psg poco prima dei mondiali per 62 milioni di euro, collocandosi subito dietro Totò e la Fontana di Trevi nella classifica delle truffe più clamorose della storia. Si tratta della cifra più alta mai pagata per un difensore, se si esclude Berlusconi con Ghedini. Il giocatore detiene anche il record di tentativi falliti di uccidere Bart Simpson.

CROAZIA

Qualificazioni
La Croazia è giunta seconda in un girone che comprendeva anche Serbia e Macedonia e che per questo è stato arbitrato dai Caschi Blu dell’Onu. È stata costretta ad un playoff contro l’Islanda, pareggiando senza reti fuori casa (nessuna stone superò la linea di porta, nonostante il frenetico movimento delle scope sul ghiaccio) e vincendo 2 a 0 in casa.

Allenatore e convocati
Nico Kovac:

il c.t. croato nacque a Berlino Ovest, dove i genitori si erano spostati per godere di un clima con meno divisioni rispetto all’ex Jugoslavia. La sua carriera calcistica si concluse al Salisburgo, dove fu allenato da Trapattoni, da cui imparò l’eloquenza necessaria per guidare un gruppo. È l’allenatore più giovane del mondiale, ma a chi gli rinfaccia la poca esperienza replica “Gnè gnè gnè”. Un sondaggio di Sportmediaset l’ha eletto mister più sexy del torneo. E chiedeva solo se fosse meglio il 442 o il 4231.

Tra i convocati ci sono tre giocatori che militano in Italia, tra cui Mateo Kovacic, considerato un vero e proprio fenomeno finché un tragico evento non ne ha arrestato la crescita: l’approdo all’Inter.
Tra gli altri merita una menzione Edoardo da Silva, attaccante brasiliano naturalizzato (come se il Brasile si potesse permettere di regalare attaccanti alle altre nazionali), salito agli onori delle cronache nel 2008, quando un difensore del Birmingham gli colpì tibia e perone così violentemente che non solo si ruppero, ma vennero parati dal portiere avversario.

Le stelle
Mario Mandzukic:

è un attaccante potente e forte di testa, generoso, continuo, prolifico. È evidente che l’unica cosa in comune con Balotelli sia il nome. Nel 2007 passò da una squadra di Zagabria all’altra, provocando una nuova guerra civile. Con 3 reti fu capocannoniere di Euro 2012, insieme ad altri 5 attaccanti e un paio di maldestri difensori. Dopo aver vinto tutto col Bayern Monaco è recentemente passato all’Atletico Madrid, per sostituire Diego Costa, che ha cambiato casacca. Per lo stesso motivo sarebbe stato contattato anche dal Brasile.

Luka Modric:

nato nel 1985, ebbe un’infanzia difficile, a causa della guerra nei Balcani e della famosa canzone di Susan Vega. Iniziò a giocare durante il conflitto, il che contribuì a fargli sviluppare quei rapidi, improvvisi e continui cambi di direzione. A 18 anni fu mandato a giocare nel campionato bosniaco, una sorta di rito di passaggio per diventare uomo. “Se qualcuno è in grado di giocare nel campionato bosniaco può giocare ovunque”, ha dichiarato, leggendo la dedica sul gesso fatta da uno stopper avversario. Nel 2005 firmò con la Dinamo Zagabria un contratto per ben 10 anni, con l’opzione sui primogeniti della famiglia fino alla quarta generazione.
Nel 2012 fu acquistato dal Real Madrid per 42 milioni di Euro quando, per errore, Florentino Perez dimenticò la giacca con gli spiccioli nella sede del Tottenham.

Published in: on luglio 29, 2014 at 6:42 pm  Lascia un commento  
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Spinoza. Una risata vi disseppellirà.

Sabato 14 maggio, alle 15, al Salone del Libro di Torino, presenteremo in anteprima SPINOZA. UNA RISATA VI DISSEPPELLIRÀ, secondo atto della saga di Spinoza, contenente 2.500 nuovissime e ferocissime battute – in gran parte inedite – su cronaca, politica e attualità.

Sarà presente, al completo o quasi, lo staff di Spinoza, insieme a una guest star d’eccezione: Maurizio Milani.

Ci troverete allo Spazio autori A, nel padiglione 2, in fondo a destra (non fate battute). Seguiranno aperitivo, sbevazzate e bagordi vari presso lo stand di Aliberti Editore (padiglione 3, stand T80).

Chi non potrà venire a Torino, potrà trovare il libro nelle peggiori librerie di Caracas dal 26 maggio.

Eccovi la copertina:

Cassano

Cassano: «Senza Carolina a quest’ora ero in galera». Senza condizionale.

Italiani

Bersani alla manifestazione del Pd: “Ho in mente un’altra Italia”. Si sa, siamo tutti ct.

Regionali minuto per minuto

Alla 12 di domenica l’affluenza in Lazio è in netto calo. Ma tanto c’è tempo tutta la settimana per votare.

(e comunque, piuttosto che fare mea culpa, c’è sempre il bel tempo da incolpare)

In alcune regioni dati davvero allarmanti sull’astensionismo. Poi si è capito che non tutte dovevano votare.

Timide speranze per il Pd nel pomeriggio di domenica: Felipe Melo segna il goal della vittoria della Juve, Max Biaggi trionfa in una gara in Superbike: la vittoria non sembra più così impossibile.

Politici al voto.
Bersani ai giornalisti ha risposto: “Ho dormito benissimo”. E per tutta la campagna elettorale.
Berlusconi si intrattiene a lungo nel seggio. Non trovava lo sciacquone.

Arrivano le proiezioni nelle sedi di partito: quelli comunisti hanno optato per il solito polpettone russo di inizio novecento.

In Veneto risultato scontato. Sulla scheda, l’elettore poteva mettere la croce su “Zaia” o “l’altro”.

A Venezia, però, sconfitto Brunetta. Sistema proporzionale?

Bersani: “Il voto alla Lega è un voto contro Berlusconi”. E’ l’unico partito che può metterlo in difficoltà.

Bersani: “E’ falso che il Pd al Nord sia andato male”. E poi è brutto parlare male degli assenti.

Bersani: “Abbiamo tenuto rispetto alle europee”. Che, se non sbaglio, erano state un trionfo.

Berlusconi: “Questo risultato elettorale è il miglior riconoscimento per l’attività svolta dal governo”. L’assunzione del controllo dell’informazione.

Rutelli dipinge un quadro tragico della politica italiana dopo le regionali: giustizialismo a sinistra, populismo a desta. E lui al centro.

Cota: “La Lega ha vinto perché fa le cose”. E vede gente.

Grande astensionismo, molti voti alla Lega: aumenta la gente che della politica non vuole più saperne.

Berlusconi ha ricevuto la telefonata del presidente della Camera Gianfranco Fini. Che ha riconosciuto la sconfitta.

Fini: “Sia il Pdl a dettare l’agenda”. Basta che non pretenda che sia la Lega a scriverla.

Secondo Fini dev’essere il Pdl la forza trainante. Molti suoi esponenti, infatti, tirano più di un carro di buoi.

Milan fuori dalla Champions

Milan sconfitto a Manchester, dove subisce 4 reti, senza riuscire a segnarne nemmeno una. Dovevano esserci dei radicali sdraiati sulla linea di porta.

Delusione Kostner

Carolina Kostner sedicesima alle Olimpiadi, con numerose cadute. Non è stata un’ottima scelta decidere di interpretare la via Crucis.

Incidente a Julio Cesar

Julio Cesar si è schiantato con la sua auto in un tunnel poco distante dal Meazza. “Ma ora sto bene”, si è affrettato a far sapere ad Elton John.

Published in: on febbraio 24, 2010 at 6:39 pm  Lascia un commento  
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